Visualizzazione post con etichetta lettere ebraiche. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta lettere ebraiche. Mostra tutti i post

lunedì 30 dicembre 2013

PHE - L'uomo dai settantadue volti

Phesofit ( a fine parola)
Phe
Peh viene pronunciato P o F, a seconda che ci sia o meno un puntino (daghesh) nella lettera. È il geroglifico della sensualità, della bellezza fisica; e della bocca, della voce, del volto, dell’espressione; della parola e della persuasione e, anche, del silenzio.

È la delicatissima P di «fiore» (perakh), di «farfalla» (parpar), di «viso» (panim). Nell’Angelo di oggi, come avete letto, è anche immagine di una ipersensibilità a tutto ciò che nella realtà vi è di brutto, di infetto – e che nel Nome angelico è raffigurato dalla seconda lettera, la Waw. Ma non si può dire, certamente, che solo i nati dal 27 al 31 dicembre possano sentirsi delusi dall’abbondante bruttezza del nostro mondo: e infatti l’Angelologia non afferma affatto questo. Ai «protetti» di Phuwiy’el tocca soltanto il compito di comprendere, sviluppare, far fruttare con particolare impegno e determinazione quella tensione tra la Phe e la Waw, ma il loro Angelo agisce per tutti e in tutti – tanto quanto gli altri suoi settantuno Colleghi. Credo sia utile approfondirlo un pochino l'argomanto.

Avrete certamente sentito dire e magari letto l’esortazione «ama il prossimo tuo come stesso». Non date retta a chi ve la spiega come un’ingiunzione ad amare tutti: figurarsi se si può amare a comando! Provate invece a considerarla sul serio, e per ciò che dice davvero. Tu ami e odi il prossimo così come ami e odi te stesso: è così, sempre, proprio perché il tuo prossimo (cioè chi ti trovi accanto, chi vedi per strada, in mezzo all’altra gente) è veramente te stesso. È un aspetto di te che ancora non hai ben capito, e che perciò ti colpisce tanto quando lo vedi in un altro. E quell’altra famosa frase dei Vangeli: «ama il tuo nemico»? Vale lo stesso anche lì: il tuo nemico si rivelerà, puntualissimamente, il tuo amico migliore e più utile, proprio perché ciò che vedi e detesti in lui è un aspetto di te che oggi ti occorre urgentemente riconoscere. Perciò il tuo nemico ha litigato con te: ti esorta (senza saperlo, e dunque disinteressatamente) ad aprire gli occhi su te stesso. E lo strano consiglio «se uno ti colpisce su una guancia, tu porgi l’altra»? Non mettetelo in pratica alla lettera: va capito, e non obbedito ottusamente. Qui non è questione di guance. Vuol dire invece: se uno colpisce un aspetto, una Phe, un volto che TU RITIENI DI AVERE, E IN CUI ORA TI IDENTIFICHI, è perché occorre che tu scopra il tuo altro volto, che da troppo tempo tenevi nascosto a te stesso. Ebbene, i nostri settantadue Angeli sono appunto i tuoi settantadue volti: e – spiega l’Angelologia – se ti riconosci in ciascuno di essi, e se capisci, dalle facoltà di ciascun Angelo, come usare tutti i tuoi volti al meglio, hai una sorte invidiabilissima. Se invece in qualcuno di essi non ti vedi, vuol dire che corri il rischio che prima o poi la realtà o qualche provvidenziale nemico ti diano uno schiaffo proprio lì.

Da Igor Sibaldi - Istruzioni per gli Angeli e Gabriele Levy - Alfabeto ebraico

sabato 26 ottobre 2013

Angeli in -'EL e Angeli in -YAH

Ai triletteri (le tre consolanti di cui è composto il nome angelico) per completare i Nomi, viene aggiunta poi la sillaba –’el (come ad esempio in ’Aniy-’el) o la sillaba –yah (come in Ha‘ami-yah), e queste due sillabe sono l’abbreviazione dei due fondamentali aspetti di Dio, chiamati in ebraico ’ELOHIYM e YAHWEH.
’Elohiym è, nella Bibbia, Dio creatore; e Yahweh è Dio custode e legislatore della creazione. ’Elohiym produce, genera, realizza; Yahweh plasma, rifinisce e, soprattutto, pone limiti (sempre nella segretissima speranza che l’uomo impari a superarli). E infatti gli Angeli in –’el hanno come loro doti generali la concretezza, la voglia di costruire, di portare nel mondo cose nuove; mentre gli Angeli in –yah hanno come loro dote generale la voglia di conoscere, esplorare, comprendere, raffigurare ciò che già esiste.

lunedì 21 ottobre 2013

MIYKA'EL SEPARARE LE ACQUE

"La separazione delle acque" Gabriella Dumas
Il Nome di Michele, il principe degli Arcangeli, viene solitamente tradotto «Chi è come Dio?», perchémiy? in ebraico significa «chi?» e kiy è «come». Vi è sembrato strano che un Arcangelo avesse come Nome una domanda, per di più retorica? Se é così, mi complimento con voi: vuol dire che la vostra sensibilità è desta e sottile. Il senso di Michele è infatti assai più profondo. Le lettere M e Y compongono, in ebraico, la radice della parola «acqua», che in questa antichissima lingua ha soltanto il plurale – MYM (pronuncia: maiym), «le acque». Era un plurale perché si riteneva che le acque nell’universo fossero almeno di due tipi, come è spiegato anche nella Genesi:

"Dio (’El) fece un gran vuoto che si estendeva e separò le acque le une dalle altre: quelle che sono sotto quel vuoto, e quelle che sono sopra quel vuoto."(Genesi 1,7)

Quel «vuoto» è il luogo dell’aria, della terra, del cielo, e le «acque» sono tutt’intorno: «acque» simboliche, si intende. Le «acque», nella Bibbia, sono il simbolo di ciò che è informe, e che disgrega, dissolve. Prima della creazione dell’universo vi erano soprattutto tenebre e ACQUE:

"la terra era informe… e le tenebre ricoprivano l’abisso e lo Spirito di Dio aleggiava sopra le acque." (Genesi 1,2)

Nelle innumerevoli correnti di quelle acque (la tradizione ebraica non ama il mare) agiva il caos, tutto era forse-chissà, tutto diventava niente, nell’insondabile profondità dei Mari, nell’insondabile profondità dello spazio buio.

Naturalmente, anche qui, l’immagine è decisamente simbolica: prima di QUALSIASI creazione tutto è così acqueo, così dissolto e dissolvibile, così caotico. Dio-’El, il creatore, preparò quella volta il vuoto, il luogo per creare: separò le «acque», fece in modo che venissero CONTENUTE altrove. Usò insomma il potere della lettera K.

E questa è la specialità dell’Arcangelo Michele. Anche lui è un separatore di «acque», uno che prepara il luogo in cui esistere, creare e intendere e capire l’universo intorno. Questo è il Nome M-Y-K: le «acque» caotiche finalmente dominate. E l’iconografia cristiana lo mostra bene: Michele è raffigurato solitamente nell’atto di imporre il suo controllo (K) sul diavolo, sulle forze dissolutrici e caotiche. E nell’Angelo di questi giorni questa facoltà micheliana assume la forma d’un meraviglioso potere di non lasciarsi atterrire dalla distanza, di comprendere e dominare estensioni che per tante persone rappresentano ostacoli insuperabili – un po’ come potevano apparire i mari, a chi, come gli Ebrei e gli Egizi, erano abituati alla terraferma.
A qualcuno è tornato in mente il famosissimo Passaggio del Mare? Sì, anche quella volta, Michele ci mise del suo.

Tratto da I. Sibaldi " Istruzioni per gli Angeli"

KAPH La carezza, la benedizione



In ebraico Kaph (a nostra K), è il geroglifico dell’afferrare, del comprendere. Kaph significa contenitore e simboleggia il palmo della mano. Diversamente dalla Yod, che indica l'intera mano (yad) e indica potere e possesso, la Kaph rappresenta il palmo, che fa da contenitore e ciò che può esservi contenuto, nel senso di ciò che viene realizzato o prodotto, con uno sforzo mentale o fisico. Ma è anche la lettera della carezza e della benedizione.

Kaph/ Kaph in finale di parola



giovedì 17 ottobre 2013

HE

HE  Il respiro di un uomo che prega

Nella sua forma più antica, la HE veniva scritta in un modo particolare: un uomo stilizzato con le braccia alzate verso il cielo e le gambe leggermente piegate. Un uomo che sta pregando.Per HE inizia Hallel "lode", come , per esempio, in Halellu-yah .

Il suono è  morbido, lievemente aspirato, di h inglese ( se si trova all’inizio o all’interno di una parola, muto se invece si trova alla fine - dove spesso indica il genere femminile).
E' il suono di un respiro; ma non di un respiro normale, di un respiro intenso, lungo.
Il respiro di un uomo ( o di una donna ) che prega.

HE Sarai Sarah

HE   Sarai Sarah

La E del nostro alfabeto deriva da questa lettera di origini fenicie, la HE
E' formata da una DALET ed una YOD. La DALET rappresenta il mondo fisico, che si misura nella sua espansione in larghezza ed altezza, mentre la YOD  il Mondo a Venire. Quindi la HE ci insegna a riempire le nostre vite combinando questi due mondi.È il geroglifico della vita, dell’invisibile, della spiritualità, dell’anima, della verità e della femminilità: anche in greco e in latino, d’altronde, l’anima era immaginata come femminile; e in ebraico è femminile anche lo spirito (ruakh).Nella Bibbia Dio disse ad Abramo: " Sarai tua moglie non chiamarla più Sarai; il suo nome sia Sarah (Genesi 17:15). Prima di questo passo Sarai era sterile; dopo questo passo Sarah diventò fertile e concepì Isacco. La nuova lettera HE posta alla fine del nome di Sarah implicò una maggiore femminilità e la possibilità di concepire un figlio. La trasformazione del nome SARAI (mia principessa) in SARAH (principessa) indica un ruolo più elevato. Da quel giorno non era più solo la moglie di Abramo, ma divenne la Matriarca (principessa) di tutto il mondo.