domenica 16 marzo 2014

HaYaYa'eL (Dal 11 al 16 Marzo)

 he-yod-yod
(Da 20° a 25°dei Pesci)Coro degli Angeli lunari

L'Angelo di chi non va per il sottile
"LA MIA ANIMA BRAMA DI MANIFESTARSI"
CHIAVI: Sfidare e sconfiggere i malvagi. La vittoria delle cause giuste. Proteggere gli altri. Coraggio e valore.
COSA TI CHIEDE: Ti ricordi quando i genitori ti hanno insegnato a non osare, a non desiderare?
"E' il paladino. E' la parte di te che vive per combattere in nome di qualche causa giusta. Ne cerca come un avventuriero: va a caccia di malvagi e di principi. Se non impari a riconoscere questa parte in te, non saprai mai gustare una lotta, e in qualche modo scapperai sempre."
Igor Sibaldi - L'arca dei nuovi Maestri

lunedì 10 marzo 2014

YaBaMiYaH (Dal 6 al 11 Marzo) 2' parte

Caspar David Friedrich - Viandante sul mare di nebbia
È un altro Angelo dei Re, come Haziy’el, dei Cherubini, e Phuwiy’el, dei Principati. Dei tre,Yabamiyah è il
più fantasioso e il più creativo, ma non è detto che questi doni non possano causare, ai suoi protetti, qualche problema.
La creatività infatti è benefica in coloro che avvertano un forte bisogno di esplorare ciò che la loro ragione non comprende ancora, e che la loro coscienza non può ammettere di conoscere già: è inoltre un talento che si alimenta dell’approvazione altrui; il creativo, quale che sia il suo campo, è avido di attenzione, di pareri, di applausi. Ma chi è nato negli Angeli dei Re è ben oltre tutto ciò. Quale che sia il livello delle sue conoscenze, lo Yabamiyah dispone di una sapienza che rischiara già ogni grado del suo orizzonte: si rende conto di vedere (d’improvviso, e a colpo sicuro) altrettanto bene in se stesso e negli altri, anche in ciò che gli altri credono di nascondere, o magari in ciò che non osano sperare. E questo gli dà una supremazia, regale davvero, che rende del tutto indifferente ai suoi occhi il fatto di venir approvato o meno; è lui, semmai, a dover decidere che cosa negli altri sia meritevole di approvazione o di biasimo: e gli Yabamiyah – proprio come gli Haziy’el e i Phuwiy’el – sono infatti nati apposta per criticare il mondo che li circonda, e non per farsene criticare.
La creatività può dunque rischiare seriamente di distrarli dal loro vero compito. Se la applicano all’arte, permetterà loro di produrre opere valide solo quando è sostenuta da una profondissima cultura: come fu per gli Yabamiyah Alessandro Manzoni o Maurice Ravel – e anche allora apparirà sempre velata da una patina un po’ didattica, del genere «ti spiego io come si fa» – ma negli altri casi i risultati saranno vacui, sforzati o manierati, alimentati più dalla vanità e dall’orgoglio che non da autentici contenuti.
Se invece provano ad applicare la creatività anche nelle loro scelte di vita, ne risultano quasi immancabilmente confusione e incertezza. Tipico degli Angeli dei Re è, dicevo, l’orizzonte perfettamente sgombro, senza né illusioni, né zone d’ombra, e dunque senza passioni, ambizioni, sfide. Ciò accresce enormemente la loro lucidità e il loro realismo, ma impedisce appunto alla creatività di trovare una direzione netta, in cui concentrarsi e agire. Il rischio, allora, è che tutto possa diventare, per loro, occasione di sperimentazione creativa: e che tutte le professioni e tutti i passatempi li attraggano – contemporaneamente! – tanto quanto i colori attraggono un pittore, o i progetti un architetto; e l’inevitabile conseguenza è che, trovando tutto tanto invitante, gli Yabamiyah si ritrovino per lungo tempo a non fare proprio nulla, paralizzati in ogni direzione dall’azione di forze uguali e contrarie. Forse, talvolta, li potrà stimolare per un po’ lo spirito d’emulazione: ma in quei casi è peggio ancora, poiché si tratterà, per loro, di un’emulazione di pessima specie, nutrita non dal gusto della gara, ma dall’irritazione e dall’invidia, quasi, del vedere altri appassionarsi a qualcosa di preciso, e dalla voglia di guastargli la festa dimostrando di essere migliori di loro.
È opportuno, perciò, che gli Yabamiyah orientino le loro tendenze creative in un senso molto più vantaggioso, sia per loro stessi sia per gli altri. Il loro amore per la bellezza può placarsi in una dedizione alle opere o ai talenti altrui: gli Yabamiyah portati per la letteratura possono cioè diventare ottimi traduttori; quelli portati per la pittura geniali galleristi, critici o storici dell’arte; quelli portati per la musica perfetti organizzatori di concerti; quelli portati per il teatro o per il cinema magistrali registi, che da dietro le quinte guidino gli attori a dare il meglio di sé. Queste posizioni più riparate soddisfano anche il profondo bisogno di privacy, che è tipico degli Yabamiyah: all’impatto personale con il pubblico essi preferiscono di gran lunga il raccoglimento, con immense dosi di tempo libero tutto per loro, con pochi, pochissimi amici ammessi a fare sporadica compagnia.
Se invece l’amore per il bello non li ha ancora presi o momentamente non li prende più, e la loro creatività assume più avventurosamente le forme d’un desiderio di ciò che è nuovo, il modo migliore  per trarne vantaggio sarà scegliere una professione legata ai viaggi: ai viaggi altrui in particolare. Si contano tra gli Yabamiyah grandi esploratori, antichi e moderni, da Vespucci a Gagarin, nati per aprire agli uomini nuove rotte; vi si contano ancor di più felici albergatori, direttori di compagnie e di agenzie turistiche, e gestori di ristoranti in luoghi pittoreschi – tutti registi anch’essi, a modo loro.
Mentre per quanto riguarda l’amore per chi è bello, la questione è e rimane piuttosto delicata. Gli Yabamiyah non solo sono notoriamente indecisi (talvolta anche la loro vera identità sessuale rimane a lungo un problema da asino di Buridano), ma anche quando sembrano aver preso finalmente una decisione, hanno sempre l’aria di chi ogni giorno ci voglia ripensare. I loro compagni non notano in loro i segni distintivi della passionalità, o perlomeno non hanno mai l’impressione che l’amore – anche soltanto di quando in quando – possa contare per loro più di qualche altra cosa. Ed è vero: per gli Yabamiyah non c’è nulla che conti più di qualcos’altro, e il tutto – l’orizzonte, appunto – è per loro sempre più importante di ogni sua singola parte. Ciò può determinare nella loro vita sentimentale lunghi periodi di solitudine, o di incertezza e confusione, ed è difficile dire che cosa sia più insoddisfacente. Molto meglio che si facciano forza e tentino, nonostante tutto, di impegnarsi costruttivamente in una relazione sola; troppo grande è infatti per loro il rischio di disgregazione della personalità: di assumere cioè (per eccesso di creatività, di nuovo) tanti volti diversi quanti sono i loro legami, e di non sapere proprio più chi e dove sono davvero.
  Igor Sibaldi - Libro degli Angeli

Jabamiah, o 
Yabamiah, o Yabamiyah, è il 70esimo Soffio, sesto raggio angelico nel Coro lunare degli Angeli Angeli guidato dall’Arcangelo Gabriele, nel quale governa le energie di Venere. Il suo elemento è l'Acqua; ha domicilio Zodiacale dal 15° al 20° dei Pesci ed è l’Angelo Custode dei nati fra il 6 e il 10 marzo. I sei Angeli Custodi dei Pesci, collettivamente, fanno dei loro protetti creature di speciale sensibilità: grandi sognatori, ma non privi di senso della realtà, sono amabili, emotivi, ispirati, generosi, servizievoli e, quando sono realizzati, sanno sempre collaborare istintivamente, con ogni azione quotidiana, all'Opera Divina.
Il nome di Jabamiah significa “Verbo che produce ogni cosa”.
Il dono dispensato da Jabamiah è la TRASMUTAZIONE, o l'ALCHIMIA.
Jabamiah domina tutti i fenomeni di rigenerazione della natura e la procreazione; in ambito spirituale favorisce lo studio della filosofia e la diffusione di idee filosofiche proficue. Collaborando al potere dell'Arcangelo Gabriele, offre la sua energia a tutti coloro che intendono intraprendere un processo di rigenerazione, sostenendo il riavvicinamento a Dio e il ritorno alla Gioia. Questo angelo, che nel proprio Coro lunare rappresenta l’aspetto venusiano, è il più potente fra i Custodi, in quanto le energie di Venere sostengono tutte quelle della Colonna di Destra dell’Albero delle Sephirot, cioè dei turbini degli Arcangeli e degli Angeli. Da lì Jabamiah le proietta sulla realtà materiale dei suoi protetti. Secondo il Testo Tradizionale favorisce la riuscita di qualunque cosa concernente gli umani, gli animali, le piante e i minerali: è scritto, addirittura, che egli "può tutto, persino risuscitare i morti". Del resto si tratta di un'energia particolarmente legata proprio ai defunti: come Angelo della Giustizia è proprio quella incaricata di guidare i primi passi dell'anima che giunge nell’Aldilà. Dice Haziel che Jabamiah sparge fra gli uomini il seme dell'unione (il che rende particolarmente proficue le unioni fra uomo-donna o fra partner sul lavoro), e restituisce alla persona il prezzo del suo lavoro; stimola vivacemente i buoni rapporti con il prossimo, che diventa di conseguenza apportatore di opportunità singolarmente favorevoli.In particolare, per Jabamiah "una donna fruirà di introiti tramite i propri sforzi, i meriti trascorsi e la preghiera. Un uomo lavorando al servizio di una donna". Ma tutte le esperienze porteranno la persona a guadagnare anche sul piano materiale. Se questo non avviene, invocando l’Angelo è possibile sollecitare un credito, che a partire da quel momento verrà accordato.

Qualità di Jabamiah e ostacoli dall'energia "avversaria"
Le qualità sviluppate da Jabamiah sono trascendenza, lungimiranza, capacità di purificazione, agire corretto, miglioramento costante. L'Angelo dell'abisso a lui contrario si chiama Grasémin e rappresenta le elucubrazioni mortifere. Ispira ateismo, materialismo, la tendenza a lasciar correre in senso negativo, sfiducia, cattiva alimentazione, disordini alimentari, bulimia.
Meditazione associata al Nome: intuire il disegno nascosto
La meditazione associata a Jabamiah si chiama "riconoscere il disegno che si cela dietro al Caos". Secondo la Kabbalah, infatti, questo Nome fornisce lo strumento meditativo più efficace per ottenere la visione profonda da cui si apprende che esiste una ragione per qualunque cosa accade: il caso non esiste; il caos è un'illusione.
Meditazione: ora, concentrando la tua visione sulle lettere ebraiche della radice del Nome, senza pensare ad altro, respira e, lasciandoti permeare profondamente e a lungo dal suo significato, pronuncia questa intenzione: se mi assale il panico e sentimenti di dubbi o di fallimento, so che il potere di queste lettere rivela l'ordine che si cela dietro l'apparenza del Caos. Per questo Nome io vengo illuminata sul progetto del Creatore così come attiene al mio scopo in questo mondo e ai problemi che devo affrontare.
Esortazione angelica
Jabamiah esorta ad osservare e ascoltare i propri avversari e coloro che disapproviamo, sapendo che proprio loro ci possono rivelare se ci vediamo bene, fornendoci una sorta di specchio di ciò che dobbiamo espellere nella nostra stessa natura: perché le loro debolezze sono anche le nostre.


domenica 9 marzo 2014

YaBaMiYaH (dal 6 al 11 Marzo)

 yod-beth-mem


(Da 15° a 20° dei Pesci)
Angelo dei nati dal 6 al 11 Marzo
Coro degli Angeli lunari

L'Angelo dell'importanza
"IO CONSIDERO LE COSE NEL LORO INSIEME"

CHIAVI: Avere tutto. Saper coltivare l'amore per la bellezza.

COSA TI CHIEDE: Cosa è importante per te?

"E' la parte di te che riassorbe ciò che genera: Non sa alimentare nessun desiderio suo, nessuna idea. E' ciò che in te non vuole mai nulla sul serio, perché nulla ai suoi occhi vale la pena per lei. E' come se avesse già tutto, in una sovrana indifferenza alla solitudine. Eppure se sai vederla e usarla, ti dà infallibile lucidità, superiore a qualsiasi emozione. Non vi è miglior critico: vede sempre l'orizzonte intero, e ogni inganno.
E' come un bosco di specchi: personaggi che sono parti di te e di ognuno. Tu sei stato sei o puoi essere tutti questi destini. Se impari a vederli li integri in te e non ti intralciano più."

Da Igor Sibaldi - L'arca dei nuovi maestri.

Ra'aha'eL dal 1° al 6 Marzo

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(Da 10°a 15° dei Pesci)
Angelo dei nati dal 1° al 6 Marzo
Coro degli Angeli lunari

L'Angelo delle antiche promesse
"Io mi dirigo verso le potenzialità dello spirito"

CHIAVI: Ritrovare ciò che è andato perduto o che è stato rubato. Scoprire perché si è perduto o chi l'abbia rubato. Il favore dei giudici. Il superamento degli errori, il perdono dei peccati. Saper mettere a frutto i propri colpi di fortuna.

COSA TI CHIEDE? Cosa ti sembrava importante per te e per tutti, quando avevi quattro anni?

"Per sua natura deve ritrovare cose perdute o rubate. La vita favorisce sempre le parti di te che non hai riconosciuto o sviluppato. E' perché tu le veda. Se le riconosci, le favorisci e le sviluppi tu. Questa tua parte cercatrice, intanto, serve a ricordarti che non hai finito di trovare te stesso, ciò che hai perso di te o che ti sei lascito rubare.

Igor Sibaldi - L'arca dei nuovi maestri

domenica 2 marzo 2014

HaBuWYaH (Dal 24 Febbraio al 1° Marzo) 2' parte

Vita facile: purché rispettino un’unica, semplicissima condizione, gli Habuwyah si possono tranquillamente assicurare uno dei primi posti tra i favoriti della sorte. Basti dire che pochi sanno guadagnare e spendere meglio di loro. Nessuno è più bravo nel gioire di un proprio successo, e nel lasciarselo in brevissimo tempo alle spalle per cercarne di nuovi e più grandi. E poi l’impeto, e l’ intuito, per non dire l’ispirazione, e – soprattutto – la curiosità e il coraggio di sostenere idee nuove sono, negli Habuwyah, massicci talenti innati che richiedono soltanto di essere messi in atto per fruttare abbondantemente e a lungo.
Per di più, questi beniamini del cielo cadono sempre in piedi, e non c’è sconfitta che li scoraggi; si ha addirittura l’impressione che nel loro vocabolario questa parola non esista affatto: quando qualcosa non va per il verso giusto, la intendono limpidamente e disinvoltamente come un suggerimento di invisibili potenze amiche, per migliorare la strategia. Divengono così vere forze della natura, indifferenti, superiori all’approvazione altrui. Nemmeno gli affetti possono rallentarli o distrarli: nella casa, vedono soprattutto un luogo dove concentrarsi e recuperare energie; un amico è – deve essere – per loro soprattutto un buon interlocutore, meglio se affascinato dai loro ragionamenti. Se famigliari e aspiranti amici si adattano a tali esigenze, bene; se no, agli Habuwyah non potrebbe importare di meno: il loro tempo è troppo importante perché lo perdano a rimpiangere qualche affetto perduto, e le loro fortune appaiono loro anche più significative se possono dedicarsitotalmente a costruirsele.
L’unica condizione indispensabile, dalla quale dipende tutta questa splendida compattezza e attività, è che adoperino generosamente la loro specialissima Energia “terapeutica”, di cui sono dotati più di chiunque altro. Nella maggior parte dei casi, ciò significa che un Habuwyah potrà aspettarsi magnifiche realizzazioni in qualsiasi attività direttamente o indirettamente connessa con la medicina, o comunque sia con la riparazione di danni e guasti. Chirurghi o meccanici, farmacisti o restauratori, biochimici, veterinari o specialisti nella ristrutturazione di aziende: non importa chi o che cosa curino, ma è essenziale che per diverse ore al giorno e per almeno cinque giorni alla settimana si accorgano della profonda compassione che i dispiaceri altrui suscitano nel loro animo, e non resistano all’impulso di trasformarli in altrettante sfide da vincere a ogni costo.
In casi meno frequenti, e anch’essi regolarmente coronati da successo, gli Habuwyah sono guidati dal destino a carriere teatrali o cinematografiche, come Goldoni o Caruso, Rossini ed Elizabeth Taylor. Oppure a carriere politiche, nelle quali invece di un palcoscenico si offra loro un podio; invece di copioni, discorsi da pronunciare con passione; e invece di danni a singoli individui o a cose, malattie di intere nazioni da diagnosticare e curare. Così avvenne per lo Habuwyah Yitshak Rabin. Ma attenzione! Occorre sempre ripeterlo a chi dispone di Energia Yod – e agli Habuwyah soprattutto, i quali non dispongono, né necessitano di alcuna altra dote –: se non curano, non riparano, non recitano o non si assumono la responsabilità del bene dei loro concittadini, le conseguenze possono essere disastrose. L’Energia “terapeutica” è notoriamente inquieta e terribile. Chi la possiede e la reprime, irradia malessere o si ammala con grande facilità, o nel migliore dei casi ha la sensazione di vivere molto al di sotto delle proprie possibilità, come se si limitasse egli stesso da ogni parte per esserci ed esprimersi il meno possibile, come se temesse (e del tutto a ragione) che dalle sue azioni o dai suoi desideri possa derivare qualche guaio. Ma, fortunatamente, nei protetti di questo Angelo ciò avviene di rado: un Habuwyah che non abbia subito traumi gravissimi tende a trovare sempre, nel suo lavoro, il modo per rimediare a qualcosa che non va. Se, per esempio, è uno scrittore, come Hugo o Steinbeck, sarà attratto da mali sociali e gioirà nel denunciarli, sconfinando volentieri nell’attività pubblica. Se è un filosofo, come Rudolf Steiner, si prenderà cura delle convinzioni e degli orientamenti culturali della sua epoca proprio come un epidemiologo si occuperebbe di un Paese in cui imperversi una malattia: riterrebbe suo dovere curare, riattivare, rieducare, prescrivere diete e regole di vita sana, e avrebbe inoltre la tendenza – per la quale Steiner, appunto, andava celebre – a sviluppare le proprie teorie parlandone da un palco, in pubbliche conferenze, in modo che anche la funzione teatrale della sua Energia Yod trovi applicazione.
Mentre gli Habuwyah che per mancanza di fiducia in se stessi non sono riusciti a consacrarsi alla propria vocazione e a farne un lavoro, dovranno assolutamente contare sul tempo libero per rimediare: e dedicarsi al volontariato, alla beneficenza o a un appassionato amore per le piante o per gli animali. Oppure potranno sposare un medico, un attore, un politico: e perlomeno contribuiranno, con la propria Energia “terapeutica”, al successo del coniuge.
 Igor Sibaldi - Libro degli Angeli
Habuhiah, o Habuwyah, è il 68esimo Soffio, quarto raggio angelico nel Coro lunare degli Angeli Angeli guidato dall’Arcangelo Gabriele, nel quale governa le energie di Marte. Il suo elemento è l'Acqua; ha domicilio Zodiacale dal 5° al 10° dei Pesci ed è l’Angelo Custode dei nati fra il 24 Febbraio e il 1° Marzo . I sei Angeli Custodi dei Pesci, collettivamente, fanno dei loro protetti creature di speciale sensibilità: grandi sognatori, ma non privi di senso della realtà, sono amabili, emotivi, ispirati, generosi, servizievoli e, quando sono realizzati, sanno sempre collaborare istintivamente, con ogni azione quotidiana, all'Opera Divina.
Il nome di Habuhiah significa “Dio che dona con liberalità”.
Il dono dispensato da Habuhiah è GUARIGIONE.
 
Questo angelo dispensa le energie di Marte, oltre a quelle della Luna proprie del suo Coro: favorisce dunque l'armoniosa fusione delle energie maschili e femminili. Con il Suo intervento, possiamo realizzare opere perfette. Le immagini che Egli depone nell’interiorità dei suoi protetti spingono a lavorare ottenendo successo dal proprio lavoro: l'abbondanza di risultati (economici, sentimentali, spirituali) si otterrà nel tipo di attività che la persona avrà scelto e, dove sarà lei, tutto diventerà vantaggioso e fruttuoso (a maggior ragione se si tratta di campi in cui è importante la fecondità, come l’agricoltura o l’allevamento di animali). 
Dice Haziel che quando Habuhiah esercita il proprio influsso su una persona, questa ha una missione da compiere. Il soggetto in effetti viene mobilitato dal suo Ego (o dio interiore) affinché il suo Disegno affondi saldamente le sue radici nel quadro esistenziale in cui deve svilupparsi. Questo è un Angelo che rende intrepidi, che spinge ad amare le avventure. La sua eccezionale potenza fa esplodere i conflitti latenti: per la sua azione tutto viene portato in piena Luce e trova immediata soluzione. Gli ascessi scoppiano, le malattie si dissolvono, tutto si ripara, tutti recuperano la Salute e ritrovano la gioia di vivere. L’individuo non sarà del tutto cosciente di questa dinamica, anzi agirà secondo una logica razionale il cui significato gli sfugge pressoché per intero, ma portando ovunque intorno a sè riparazione e rinascita. L'influenza angelica si estende dalla salute delle persone (che aiuta a guarire e a tenere al riparo dalle malattie), alla manutenzione delle cose, alla fecondità nell'agricoltura e fra gli animali. Fra uomo e donna Habuhiah è fonte di grande armonia: la sua natura femminile infonde coraggio e potere nelle donne; le persone Habuhiah di sesso maschile, a loro volta, sono capaci di infondere forza alle donne in virtù della loro grande capacità di attaccamento, comprensività, fedeltà che fanno di loro dei potenti sostenitori e alleati delle donne stesse.
Qualità di Habuhiah e ostacoli dall'energia "avversaria"
Le qualità sviluppate da Habuhiah sono dolcezza, profondità; protezione dalle malattie e capacità di portare salute e guarigione; successo in tutto ciò che attiene all'ambiente e al mondo agricolo (campi, foreste, eccetera). Ricchezza interiore. Spirito socievole e gentile; generosità e saggezza. Abbondanza di raccolti (materiali e spirituali); amore per tutto quello che è connesso alla natura.
L’Angelo dell’Abisso che contrasta Habuhiah si chiama Cléraka e rappresenta le attività vane e il rimpianto. Provoca l'indecisone e la confusione nei sentimenti; carestia, fallimenti, sterilità e gravidanze interrotte, favorisce il diffondersi degli insetti e delle malattie nocive alle piante.
Meditazione associata al Nome: stabilire un contatto con le anime trapassate
La meditazione associata ad Habuhiah si chiama "stabilire uncontatto con le anime dei miei cari". Secondo la Kabbalah infatti questo Nome fornisce lo strumento meditativo più efficace a stabilire un contatto con le anime delle persone che abbiamo amato e che non sono più con noi.
L'intuizione profonda cui dobbiamo attingere è che lasciando questa vita l'anima non si dissolve ma ascende a livelli superiori di esistenza i quali sono di maggiore realtà dell'esistenza materiale stessa: come se, nella condizione che noi chiamiamo "dei vivi", fossimo in realtà in parte morti, in quanto profondamente dormienti, mentre dopo la "morte" siamo vivi pienamente. Ma tale ascensione può essere bloccata o ostacolata dal retaggio di azioni commesse durante l'incarnazione appena vissuta. Questo Nome aiuta l'ascensione dei nostri cari e, grazie all'aiuto che forniamo loro, essi possono aiutarci a loro volta nel cammino che stiamo facendo. Meditazione: ora, concentrando la tua visione sulle lettere ebraiche della radice del Nome, senza pensare ad altro, respira e, lasciandoti permeare profondamente e a lungo dal suo significato, pronuncia questa intenzione: evoco la memoria dei miei cari che ho perduto. Li vedo circondati dalla luce di questo Nome. Medito per elevare le loro anime a livelli sempre più elevati nei mondi spirituali. Mi apro a ricevere la loro guida e il loro sostegno.
Esortazione angelica
Habuhiah esorta ad amare se stessi, coltivando la propria gioia e la propria salute per poter essere di aiuto al mondo.

lunedì 24 febbraio 2014

'AY'a'eL (dal 19 al 24 febbraio) 2' parte

L'effige di George Washington scolpita sul Monte Rushmore
(Da 30° dell’Acquario a 5° dei Pesci)
Hanno assoluta necessità di una vetta, e di starci sopra da soli: il loro sguardo deve poter spaziare libero su tutto l’orizzonte, a tu per tu con il cielo. Da lassù i guai, i pensieri, i progetti di tutti (anche i loro stessi) appaiono talmente piccoli da sorriderne; e solo le altre vette, lontane, sembrano meritare attenzione. George Washington scolpito sul picco del Monte Rushmore: ecco un ’Ay‘a’el perfettamente realizzato, immortalato nell’espressione e nel luogo a lui più congeniali. O anche Copernico, che medita sul sistema solare voltando le spalle alla terra che non lo capisce; o Chopin che, lontano dalla Polonia, cesella metafisici valzer, vertiginosamente inadatti a chi voglia ballare: anche questi furono ’Ay‘a’el fedelissimi alla consegna.

Ma altrettanto profonda, in tutti gli ’Ay‘a’el, è l’esigenza di scendere e comunicare, agli altri mortali, almeno un po’ di ciò che si impara là in cima. Senza grande entusiasmo, è vero, e soprattutto senza aspettarsi gran che dalla valle, ma un loro senso del dovere sociale non li lascerebbe in pace se tentassero di fare soltanto i solitari
E tutta la loro sorte dipende dall’equilibrio che riescono a stabilire tra queste direzioni dell’animo. Non è facile, e molti non reggono. A valle si sentono invischiati, soffocati, incompresi: in parte lo sono davvero; in parte architettano loro stessi, senza accorgersene, situazioni che li deludano e che giustifichino il loro ritorno sulle amate vette, via dalla gente che non merita. Dispongono, a tale scopo, di un loro repertorio di tecniche infallibili: possono per esempio eccedere nell’idealismo, e misurare tutti quanti (anche i famigliari) con un metro troppo severo; oppure esagerano nella generosità, per poi potersi sentire mal ripagati; o anche, nei casi più drammatici, riescono a boicottare le loro stesse realizzazioni, a mandare in rovina un’opera notevole o una carriera – appunto perché li faceva sentire troppo imprigionati nel mondo consueto. La loro congenita incapacità di ascoltare le critiche li asseconda perfettamente, in tale specie di perversioni. Fu per questa via che l’imbronciato, sdegnosissimo ’Ay‘a’el Arthur Schopenhauer arrivò a teorizzare la ragionevolezza del suicidio come metodo per sottrarsi alle illusioni e alle inerzie del mondo. E nel brusco finale di carriera dell’’Ay‘a’el Bettino Craxi ebbe una parte notevole, io credo, anche un irresistibile impulso alla fuga, da ’Ay‘a’el esasperato. Anche la sua scelta della Tunisia come luogo d’esilio è, quanto a questo, significativa: non è necessario che una vetta sia proprio in montagna, a volte basta che sia semplicemente a distanza, e che guardando verso l’orizzonte si veda lontano – come là in Tunisia, tra i deserti e il mare.
Frequenti, purtroppo, tra gli ’Ay‘a’el di minore respiro sono anche altre «vette» più facilmente raggiungibili: alcol, droga. Peter Fonda era nato il 23 febbraio: e i motociclisti del suo film Easy Rider erano molto ayaelici, i loro chopper erano modelli tecnologici di vette semoventi, con lo scintillio, come di nevi, dei tubi cromati, e tutt’intorno le sconfinate highways; è triste, ma in perfetta coerenza con il suo Angelo, il fatto che poi Peter non abbia più fatto nulla: come se più di tanto non fosse necessario, per uno che ama stare da solo. Oltre ai narcotici e agli eccitanti, gli ’Ay‘a’el possono scegliere come forma di isolamento dal mondo anche la depressione. 
"Da lassù tutto appare talmente piccolo da sorriderne..."
Un po’ di equilibrio, ripeto, un po’ di pazienza: è tutto lì il segreto perché la vita sorrida a questi eremiti a metà. Un buon punto di equilibrio può essere, per loro, una qualsiasi forma di podio: il palcoscenico d’un teatro, un ufficio da dirigente, o una cattedra – universitaria possibilmente, poiché gli ordini di scuole inferiori impegnano troppo; e meglio di tutto in filosofia: l’’Ay‘a’el Benedetto Croce vi si trovò comodissimo, per decenni. Anche un pulpito può fare al caso, tanto più che raramente gli ’Ay‘a’el sono tagliati per il matrimonio e la paternità; o una passione costante per qualche mistica illustre e raffinata; o anche soltanto un’automobile un po’ più ricercata, che li faccia sentire speciali nel traffico urbano o nell’irrimediabile banalità di un’autostrada. In mancanza d’altro, anche un senso imperterrito della propria dignità può bastare – purché, certo, sia garantito un weekend contemplativo, dovunque sia ma lontano e in silenzio.
 Igor Sibaldi - Libro degli Angeli
Eyael, o ’Ay‘a’el, è il 67esimo Soffio, terzo raggio angelico nel Coro lunare degli Angeli Angeli guidato dall’Arcangelo Gabriele, nel quale governa le energie di Giove. Il suo elemento è l'Acqua; ha domicilio Zodiacale dal 0° al 5° dei Pesci ed è l’Angelo Custode dei nati fra il 20 e il 24 febbraio. I sei Angeli Custodi dei Pesci, collettivamente, fanno dei loro protetti creature di speciale sensibilità: grandi sognatori, ma non privi di senso della realtà, sono amabili, emotivi, ispirati, generosi, servizievoli e, quando sono realizzati, sanno sempre collaborare istintivamente, con ogni azione quotidiana, all'Opera Divina.
Il nome di Eyael significa “Dio delizia dei bambini e degli uomini”.
Il dono dispensato da Eyael è TRANSUSTANZIAZIONE e TRASFORMAZIONE.
Questo angelo domina ogni processo di trasformazione: i cambiamenti, le mutazioni, le metamorfosi, negli eventi, nelle personalità, nella Natura. Dona amore per la solitudine; saggezza e ispirazione superiore; inoltre particolari talenti artistici, specie legati alla pittura e alla musica, e anche attitudine a cucinare, cioè alla trasformazione del cibo. Ispira lo studio delle alte scienze e della storia universale. Riguardo alla nostra evoluzione, sapersi trasformare significa in primo luogo scoprire ciò che in noi più ci inquieta o ci turba, comprenderlo e accettarlo. Con l’accettazione c'è l'inizio della trasformazione; per l'impulso di Eyael ogni nostra debolezza può essere trasformata nel nostro miglior punto di forza; la nostra energia si espande e la nostra azione trasforma positivamente il mondo. Secondo Haziel questo Angelo ha il compito di esteriorizzare in termini completi i sentimenti, attraverso il cui filtro l’individuo farà passare ogni cosa; la sua vita sentimentale ne risulterà molto stimolata, e l'azione dell'angelo si potrà manifestare anche attraverso un gran numero di vicende amorose. Queste saranno in genere di breve durata, ma poiché i protetti di Eyael recano in sè il Messaggio Divino, gli episodi che tramite loro condurranno a un mutamento saranno legati a circostanze da leggere in chiave nettamente favorevole. Attraverso i propri amori, dunque, i protetti da questo angelo cambiano il mondo facendo cessare situazioni stagnanti, stimolando energie nuove e promuovendo l'amore per cause positive. Secondo la Tradizione Eyael dona lunga vita sia agli esseri umani sia ai monumenti, che conserva nel miglior stato possibile affinché la saggezza venga tramandata di generazione in generazione; il suo campo d'influenza si estende inoltre a tutti gli studi esoterici, filosofici e di carattere spirituale.
Qualità di Eyael e ostacoli dall'energia "avversaria"
Le qualità sviluppate da Eyael sono la capacità di trovare il buono in ogni cosa, generosità di sentimenti, consolazione, gusto per l’elevazione e l’evoluzione spirituale; saggezza, erudizione, illuminazione divina, comprensione dell’aspetto sconosciuto dell’Opera di Dio, cambiamenti, longevità.
L’Angelo dell’Abisso che contrasta Eyael si chiama Gagalim e rappresenta l'oscurità e tutti gli inganni che discendono dalla mancanza di luce. Causa pregiudizi, imbrogli, visione ingannevole, diffusione di convinzioni errate e di sistemi erronei sia nel campo spirituale sia scientifico.
Meditazione associata al Nome: Grandi aspettative
La meditazione associata a Eyael si chiama "grandi aspettative"Secondo la Kabbalah, infatti, la sua vibrazione fornisce lo strumento meditativo più efficace a coloro che si aspetterebbero di più dagli amici, da familiari o dalla vita stessa, ma vedono risultati che non ritengono all'altezza delle loro aspettative, oppure se ne sentono delusi, in quanto non abbastanza corrisposti.
L'intuizione profonda cui dobbiamo attingere è che è necessario bandire le aspettative come ragioni delle nostre azioni: la nostra vita deve essere retta a prescindere dal guadagno che possiamo trarre dalle nostre buone azioni, compresi i guadagni spirituali. Ogni nostra azione deve essere volta al Bene, sempre, a prescindere dal frutto ed è proprio così, non aspettandoci assolutamente niente, che avremo il miglior esito delle nostre azioni nella nostra stessa vita; non importa come e quando; l'importante è non cadere nello scoramento a causa del perdurare delle nostre aspettative. Meditazione: ora, concentrando la tua visione sulle lettere ebraiche della radice del Nome, senza pensare ad altro, respira e, lasciandoti permeare profondamente e a lungo dal suo significato, pronuncia questa intenzione: in virtù di questo Nome ora controllo il potere del tempo nella mia vita. Non chiederò di più per domani ma apprezzo ciò che già ho, nell'oggi. Bandisco ogni falsa aspettativa e cerco di far emergere il valore di ciò che ho e di ciò che sono, proprio adesso.
Esortazione angelica
Eyael esorta a sviluppare una volontà decisa e a non temere la solitudine: anzi, ad affidarsi ad essa per trovare quell'appagamento spirituale che più di ogni altra cosa può soddisfare la natura umana. Rinunciando apparentemente a qualcosa (e fra le varie cose alle proprie paure) si farà lo spazio necessario per ottenere qualcosa di più vero e prezioso.

domenica 23 febbraio 2014

'AY'a'eL (dal 19 al 24 febbraio)



 aleph-yod-ayin

(Da 30° dell’Acquario a 5° dei Pesci)
Coro degli Angeli lunari

L'Angelo dell'isola del tesoro
"IO VEDO AL DI LA' DELLE APPARENZE"

CHIAVI: Protezione contro la rassegnazione. Lungimiranza. Desiderio inesauribile di conoscenza. Saggezza. Grande energia interiore. L'amore per la contemplazione. L'amore delle vette. Saper comunicare le proprie conoscenze al prossimo attraverso il proprio lavoro.

COSA TI CHIEDE? Quante cose al giorno fai per il "mondo" e quante per il tuo universo?

"Questa è la parte di te che può essere se stessa solo in cima a una montagna o in mezzo al deserto, lontano da tutto , e solo se ha il coraggio di cercare questa solitudine, trova i veri amici e i grandi amori. Cercala negli altri, perché sei tu.
Voi siete onnipotenti. E avete già tutto per accorgervene. Trovi le altre parti di te negli altri: se sai esserle tutte ed equilibrarle, è una gioia, è un capolavoro. Unica armonia. Perciò è detto: ama gli altri come te stesso."

Igor Sibaldi - L'arca dei nuovi maestri